Trittico. Sei gradi di separazione.
Ilaria Mariotti

 E la terra allegramente ruota intorno al sole, e insieme a lei ruotano pescivendole, mercanti, principi e cardinali e perfino il Papa. Ma l’universo nel giro di una notte ha perduto il suo centro, e la mattina dopo ne aveva un’infinità. B. Brecht, vita di Galileo,

Trittico di Luca Lupi è costituito da tre cieli, anzi uno in tre tempi diversi: al mezzogiorno, a mezzanotte e a mezzogiorno successivo. Un cielo terso, un notturno (e l’esposizione lunga rileva la scia degli astri), lo stesso cielo nuvoloso. L’obiettivo viene lasciato nel medesimo punto: a cogliere quello che c’è e restituendo costanza ad una nostra scarsa contemplazione. La fotografia, resa possibile dall’impressione della luce sulla pellicola, registra tre passaggi dal giorno alla notte e di nuovo al giorno. Tre paesaggi, finestre aperte sul cielo che documentano il movimento e il passaggio del tempo.

Accanto ai cieli tre fotografie scattate dallo stesso punto del mare. Talmente precise e definite che non sappiamo valutare in quanto fotografie e sculture o disegni. Tre punti di vista in un arco di tempo compresso (un minuto) ci raccontano della impossibilità di recuperare un momento preciso, un’unica composizione. Il soggetto è uno, nell’impossibilità di avere due immagini uguali.

Tutti sguardi sulla durata, le immagini ci restituiscono la mobilità delle cose nella loro apparente immobilità l’opera si pone come una sperimentazione sulla casualità, sulla percezione e sullo scorrere del tempo.